Il talento per il disegno si manifesta precocemente e viene riconosciuto già durante gli anni della scuola.
Tuttavia, scelte familiari mi conducono verso studi tecnici, lontani dalla mia natura.
Dopo molti anni, nel pieno di una crisi esistenziale, il gesto riemerge in modo spontaneo e necessario.
Disegnare diventa un atto di sopravvivenza, prima ancora che artistico.
Da quel momento, l’incontro con i Maestri e con la pittura antica riapre una strada che non si è più chiusa.
Ci sono gesti che attendono.
Il mio ha attraversato il tempo, l’obbligo, la distanza, per tornare quando era necessario.
La pittura non è stata una scelta immediata, ma un ritorno.
Nella materia, nel volto, nella memoria antica, ho ritrovato una lingua che già conoscevo.
Dipingere è il modo che ho trovato per tornare, ogni volta, a ciò che è essenziale.
Mi muovo all’interno della tradizione pittorica europea, portandone avanti il linguaggio
attraverso ritratti, reinterpretazioni e opere originali.

